Domenico Canino the past the present and future of the human condition




Sulle pareti si stagliano le grandi tele del ciclo pittorico “THE PAST THE PRESENT AND THE FUTURE OF THE HUMAN CONDITION” di Domenico Canino.
Dallo sfondo nero composto da pennellate materiche, da strati spessi e rugosi di colore, affiorano pallide e diafane figure.   
Il nero e il bianco colpiscono nella loro complementare e armonica opposizione.
Il nero, colore del mistero, della profondità, rappresentato come materia informe, rimanda all’indefinibile, all’invisibile e all’inconoscibile.
Oscuro caos primigenio, sorgente tenebrosa di vita, matrice di fecondità, associato alla terra:        “Il nero è il colore delle origini, degli inizi, degli occultamenti nella loro fase germinale, precedente l’esplosione luminosa della nascita”.
Principio alchemico generatore, germinante. La nigredo, “opera al nero”, è la prima fase del processo alchemico, la dissoluzione della materia, la decomposizione nell’informe oscurità.  
Appare, come nelle luminose forme umane che compaiono nei quadri, l’albedo, “opera al bianco”, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi. Il “corpo” emerge dal caos nel suo prender forma. Manca l’ultima fase, la Rubedo o “opera al rosso”, che rappresenta lo stadio in cui la materia si ricompone, fissandosi. Le immagini infatti risultano vibranti, in trasformazione; gli uomini ritratti in mutamento. Come se fosse catturato quel momento del cambiamento in cui si trova una consapevolezza nuova, in cui avviene la ricongiunzione con il sé e con l’altro da sé.
Il Nero come tenebra, elemento di inizio e di fine di tutte le cose, dal quale tutto nasce e nel quale tutto ritorna.
Ciclo vitale, nell’alternanza di buio e luce, invisibile e visibile, indefinito e il finito.
Il bianco è contenitore occulto di tutti gli altri colori, unificatore luminoso della totalità.
Nella vita e nell’esperienza umana è, come qui, usato in relazione al “passaggio” e legato alla ritualità che lo celebra. Segno di innocenza e di purezza, ma anche di appartenenza.
Colore legato al settimo chackra, centro di energia situato in cima al capo e collegamento diretto con lo spirito, permette di entrare in contatto con l’universo.
In Life and death un uomo e una donna si uniscono in un abbraccio. L’energia dei due corpi fonde i loro profili, oltrepassa i loro confini dando luogo ad un’esplosione materica.
La vita pulsa dentro di loro mentre il bianco e il nero si congiungono nelle onde che li animano, nell’incontro del maschile e del femminile. La vita nel suo rigoglio richiama il suo opposto, che nel  degrado manifesta la sua caducità, così come l’inizio preannuncia la fine e viceversa.
I corpi appaiono come in un fugace momento di emersione dall’oscurità rivelando qualcosa di sensibile riguardo la natura e la condizione condivisa dall’umanità con tutte le forme di vita esistenti… La vita fluisce cambiando forma, l’energia passa di corpo in corpo, di vita in vita, per poi spegnersi nell’oscurità: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
L’uomo, nel corso della sua storia ha cercato nella differenziazione dagli altri esseri viventi la propria originalità, da questi egli si è voluto distinguere ed elevare fino ad andare a sviluppando strumenti sempre più incisivi sull’ambiente e le altre forme di vita. La sua capacità di manipolare ciò che lo circonda lo ha portato ad allontanarsi dai tempi e modalità della sua natura originaria perfettamente “integrata” al mondo “animale”. L’uomo nella società contemporanea abita un ambiente artificiale distaccato da quello originario ma la natura animale dentro e intorno a lui emerge dagli strati più remoti e si manifesta comunque, come lungo il corpo protagonista di Genuflection. Il suo cranio come un candido cerchio lunare risalta su una profonda superficie corvino mentre egli si inginocchia alla natura in un atto di devozione. Dai suoi pugni, ben piantati a terra, l’epidermide si tinge di macchie, la sua pelle diviene maculata. La figura umana si inchina con riverenza alla natura accogliendo il suo essere animale.
In tutte le opere bianche figure emergono da un denso magma nero e vengono cristallizzate nel flusso della loro ricongiunzione con la naturalità. Nel solitario confronto con la natura e la sua animalità, nell’unione dei corpi e nel turbinio delle loro energie, nell’evanescente presenza nel mondo, l’uomo ritrova sé stesso.

Veronica D’Auria
 

 C. J. Jung, “L’uomo e i suoi simboli”
 Postulato fondamentale di Lavoisier 

Duration 09 April 2015 - 30 April 2015
Times
Cost Free
Venue SPAZIOXYGENE
Address via san tommaso d'acquino 11a Rome 00177, ,
Contact 3892672270 / /

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